Riccardo Pacifici – Discorsi sulla Torà


XIX

TERUMÀ

(Esodo XXV - XXVII, 19)

IL TABERNACOLO

CENTRO E RICHIAMO DELL'UMANITÀ


Dopo la sintesi dei principi del diritto e della giustizia sociale esposti nella Parashà di Mishpatim, la sezione biblica che ora illustriamo ci presenta l'ampia e dettagliata descrizione del Santuario portatile "Mishkan", che doveva essere costruito con la partecipazione ed il contributo di tutto Israele. Prima la società giusta poi la collettività religiosamente organizzata; prima gli uomini buoni ed onesti nei rapporti dell'uno verso l'altro, poi gli uomini devoti e pronti a manifestare la loro fedeltà a Dio nella vita cultuale del Santuario. La costruzione del Santuario deve essere, insomma, la simbolica rappresentazione della effettiva unità degli spiriti in terra, dell'amore e dell'unione conseguiti nella società e nella comunità ebraica; il Santuario, cioè, non solo offre l'immagine, in terra, della vita celeste e superiore, della vita cui ogni uomo aspira e tende, ma presenta con i suoi arredi e con i suoi strumenti, con le sue cortine e con le svariate qualità di legni e di metalli, con le coperture di pelle e con tutti gli altri accessori, rappresenta, dico, quasi l'immagine dell'organismo della società umana che poliedrico e vario nelle sue singole parti, mira o dovrebbe mirare a un solo scopo, a un'unica mèta. Come tutti gli arredi del Santuario concorrono a formare una unità, l'unità del luogo santo, così la società e la collettività ebraica ed umana dovrebbe costituire, attraverso i vari contributi degli uomini, un solo grande ed armonico organismo. Questo simbolismo adombrato nella costruzione del "Mishkan" riappare nell'esame dei singoli arredi e delle singole parti di esso. Mi soffermerò nell'interpretazione di uno Solo degli arredi che dovevano trovare sede nel recinto del santuario e sceglierò il primo e il più importante, l'Arca: "Aron". La nostra Parashà, dopo aver dato nei primi versi, sommarie istruzioni sul contributo che ciascun figlio d'Israele avrebbe dato alla erezione del Santuario, passa a dare indicazioni sulla costruzione tecnica ed artistica dei vari oggetti sacri. Il primo di questi oggetti è l'Arca.

L'Arca che era effettivamente il più sacro, quasi il più intangibile degli arredi, l'Arca che, collocata nel "Santo dei Santi" divisa a mezzo di due cortine dal resto del Santuario, era praticamente invisibile a tutto Israele, eccetto al sommo Sacerdote nel giorno del Kippur, ebbene quest'Arca era il simbolo più alto dell'idea unitaria d'Israele, in quanto essa conteneva il segno più concreto e più prezioso della Torà: le due tavole in essa depositate. E logico quindi che si parli per prima cosa della costruzione dell'Arca: di forma rettangolare, costruita in legno di acacia, ricoperta di uno strato d'oro all'interno e all'esterno, l'Arca portava agli angoli quattro anelli entro ai quali passavano le stanghe che servivano a trasportare l'Arca da luogo a luogo. Essa era completata da un coperchio pure d'oro sormontato da due figure di cherubini che posti a fronte l'uno dell'altro, spiegavano le ali verso il cielo.

Quale sia il significato dell'Arca è troppo evidente perché si debba insistervi: la Torà simboleggiata dalle due tavole ha una protezione esterna e un coperchio superiore che ne è come la difesa; la Torà non è valida in un sol luogo, ma è valida ovunque ed è questo il simbolo degli anelli e delle stanghe che trasferiscono l'Arca da luogo a luogo. Al disopra del coperchio dell'Arca, le due figure angeliche dei cherubini che si guardano; che significato ha questa raffigurazione che è forse la più difficile di tutto il Santuario? E perché i cherubini sono due? Se i cherubini volessero rappresentate figure angeliche che proteggono l'Arca bastava che una sola fosse la figura. Sembra quindi più probabile pensare che i cherubini, attraverso il loro numero che indica pluralità, siano l'immagine d'Israele che è chiamato a proteggere e a custodire la Torà; essi sono due come due sono le tavole della legge, due perché la Torà presenta all'uomo i doveri verso il cielo e verso la terra; essi si guardano l'un l'altro, perché solo nella perfetta eguaglianza e nel più assoluto rispetto dell'uomo verso l'uomo, si può ottenere l'adempimento della Torà; essi stendono le ali verso l'alto a indicare che la mèta di chi osserva la Torà è il mondo superiore, il mondo divino, la unione, la comunanza con Dio. Da questa immagine altamente simbolica del contenuto della Torà, da questo centro di vita religiosa, Dio parlerà ad Israele, Dio parlerà a Mosè "e mi darò convegno a te colà" (Es. XXV, 22>.

Così questo luogo del Santuario fu considerato come il più alto e il più sacro in Israele; ma anche quando le vicende storiche e le colpe del popolo, fecero sparire l'Arca prima ed il Santuario poi, anche allora l'anima d'Israele non ha cessato di sognare l'unione con Dio e anche se non v'era più sacerdozio e Tempio per realizzare questa unione, gli spiriti puri d'Israele, gli spiriti ardenti di religiosità ebraica hanno sentito che attraverso l'amore e la fratellanza tra gli uomini, attraverso i cherubini che si guardano e che contemplano il coperchio dell'Arca, Dio può ancora parlare e rivelarsi a noi.