Rav Riccardo Pacifici – Discorsi sulla Torą


XXII - XXIII

VAJAKČL - PEQUDČ

(Esodo XXXV - XL)

LA COSTRUZIONE DEL TABERNACOLO


Nella sezione biblica di Terumą, Mosč aveva ricevuto da Dio l'ordine relativo alla costruzione del Santuario e dei suoi arredi; l'episodio del vitello d'oro e il momentaneo allontanamento del popolo dall'idea unitaria di Dio, avevano impedito a Mosč di trasmettere al popolo quell'ordine; ma quando lo stesso Mosč, dopo aver interceduto presso Dio, ottiene il perdono del popolo, scolpisce le nuove tavole e riconduce Israele nell'orbita del patto col Signore, quando insomma la riconciliazione tra Dio ed Israele č un fatto compiuto, allora anche la costruzione del Tabernacolo puņ ormai effettuarsi. Con essa, anzi, il popolo dimostrerą la sua devozione e la sua fede a Dio; ed ecco le due Parashoth che qui commentiamo e con le quali si chiude il libro dell'Esodo, ecco queste due Parashoth presentarci il racconto della fedele attuazione del comando divino. Lą, nella sezione di "Terumą" il Tabernacolo era per cosģ dire una visione, era un quadro ideale presentato a Mosč: ora la visione si trasforma in realtą; lą il pensiero e l'idea, qui l'azione. Una solenne adunata di popolo č convocata da Mosč ed ecco tutto il campo in movimento, ecco affluire le offerte, ecco il popolo venire a gara nel presentare i doni, ecco le donne offrire i preparati finissimi di lana, di porpora e di bisso, ecco i principi e i notabili donare le pietre preziose, ecco infine i capi degli artefici, Bezabel e Aholiav, seguiti da una immensa schiera di artieri e di ingegneri specializzati che pongono mano all'opera. Mosč ha descritto la costruzione: ognuno degli artefici secondo la propria specialitą, intraprende il lavoro con quello zelo che si puņ immaginare per la costruzione di un edificio sacro: il lavoro ferve ininterrottamente per alcuni mesi ed ecco con quello stesso slancio con cui erano affluite le offerte e i materiali da costruzione, ecco ora con quello stesso entusiasmo vengono presentati gli arredi ormai ultimati. Ogni artefice reca il frutto del suo lavoro, eseguito secondo il modello divino, ed ecco i vari costruttori presentarsi a Mosč e consegnare a lui i vari arredi. Ora ognuno ha fatto il proprio dovere, ognuno ha adempiuto al comando di Dio e Mosč infatti elogia non tanto la magistrale opera di ogni artefice, quanto lo spirito e lo zelo religioso impiegati per eseguirla.

Ora tutto č pronto e il Santuario puņ essere costruito: ricomporre i vari arredi in unitą, disporli secondo il piano preordinato a formare il Tempio: questa č l'opera di Mosč. Gli arredi rappresentano i singoli, i cuori, le volontą di ogni individuo; la composizione degli arredi rappresenta il fine, l'unitą superiore che giustifica le varie attivitą; quando tutte le attivitą si uniscono e mirano ad un solo ideale, allora l'opera č degna di elogio. Ora č Mosč che personifica questa unitą ideale, č Mosč che porta a compimento la costruzione. Ed ecco sorgere il quadro maestoso e imponente del Santuario, ecco che nel primo mese di Nissan, del 2° anno dall'uscita dall'Egitto, si compie e si edifica quel centro di vita religiosa che in sostanza č simbolicamente lo scopo stesso dell'uscita dall'Egitto. Ecco Mosč che nel giorno indetto erige il Tabernacolo: pone i piedistalli e i cardini d'argento e di rame, drizza le tavole e le colonne, stende le cortine e le variopinte tende, divide i tre spazi del Santuario, colloca l'Arca nel Santissimo, dispone nel Santo, uno a fronte dell'altra, le tavole di presentazione e il candelabro e dirimpetto all'Arca, l'altare dei profumi, erige il lavacro per i sacerdoti e l'altare dei sacrifici, ed ecco che il Santuario č una realtą: non pił una visione o un ideale, ma č la sintesi effettiva e reale degli sforzi e delle volontą spiegate da tutti i membri delle Comunitą: la costruzione del Santuario č la volontą religiosa in atto, č la manifestazione concreta del sentimento, e dell'aspirazione verso l'ideale di Dio: ora Dio puņ scendere e dimorare in mezzo al Suo popolo.