B”H

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Sabati Particolari e Segnalati

Elaborato da David Pacifici,

 

Gerusalemme, 5779.

 


 

Un testo di carattere generale:

Metivè Làkhet

sulle “Quattro Parashiyot

(dei Sabati segnalati)

In onore del Bar Mitzwah Daniele Lanza

Introduzione di Rav Alberto Mosheh Somekh

Traduzione italiana di Rav Augusto Hasdà z.l.

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I Sabati Particolari e Segnalati sono Shabbatot in cui vengono commemorati eventi particolari. Si distinguono dagli Shabbatot regolari con variazioni nella liturgia e con tradizioni specifiche. Tre di questi Sabati si ripetono in diverse occasioni durante l’anno e sono:

 

Shabbat Mevarechin (שַׁבַּת מְבָרְכִין), precedente il Rosh Hodesh

Lo Shabbat che precede un Capo Mese. Quando Rosh Hodesh cade di domenica, il sabato, dopo la lettura della Torà, l’haftarà solitamente legata alla Parashà della settimana viene sostituita da Samuele 1, 20: 18-42 (testo, canto, commento di Dante Lattes) conosciuta comunemente dalle sue prime parole “machar hodesh”.

In ogni caso viene poi annunciato il nuovo mese ed il giorno (o i giorni) della settimana in cui cade il Rosh Hodesh (testo e audio dell’annuncio).

 

Shabbat Rosh Hodesh (שַׁבַּת רֹאשׁ חֹדֶשׁ)

Lo Shabbat che coincide con Rosh Hodesh. Prima di Barechù di Shachrit si recita uno speciale Iozer (testo, canto). Viene aggiunta la lettura della Torà per la Luna Nuova (Parashat Pinechas, Numeri 28: 9-15, testo, canto) e lHaftarà Isaia 66: 1-24 (testo, canto, commento del rav Elia S. Artom) sostituisce la Haftarà della settimana.

 

Shabbat Hatan (שַׁבַּת חָתָן)

Nello Shabbat in cui uno sposo viene chiamato alla lettura della Torà prima del matrimonio alcuni aggiungono alla Haftarà la lettura di un brano (qui il testo e il canto) da Isaia 61: 9.

 

Gli altri Shabbatot particolari,

elencati secondo l’ordine del calendario ebraico, sono:

 

Shabbat Shuvah (שַׁבַּת שׁוּבָה)

Chiamato anche Shabbat Teshuvah, lo Shabbat che cade durante i Dieci Giorni di Penitenziali (tra Rosh Ha-Shanah e Kippur - vedi Yamim Noraim nella Pagina di Kippur). Il nome deriva dalla parola iniziale dell’Haftarà Ritorna (שׁוֹבָה), o Israele, al Signore” (Osea 14: 2-10 e Mich 7: 18-20), che si legge nell’occasione (testo, canto, commento del rav A. S. Toaff). Prima di Barechù si recita un piut. Una caratteristica diffusa di questo Shabbat sono le derashot sul pentimento, tenute dai Rabbanim che guidano le comunità (vai a Yarkei Kallah 5774, Le porte della Teshuvà, una serie di lezioni audio sulla Teshuvà).

 

Shabbat Hol haMoed (שַׁבַּת חוֹל הַמּוֹעֵד)

Si tratta degli Shabbatot che cadono nei giorni intermedi delle Feste di Pesach e Succot. Le tefillot comprendono speciali Piutim e letture della Torà che sostituiscono la normale Parashà settimanale che viene rimandata al Sabato successivo. Le Parashot di Shabbat Hol haMoed si trovano qui: testo, canto, testo sul Sefer Torà. La Haftarà per Hol haMoed di Pesach è Ezechiele 36: 37 - 37: 17 (testo pag. 106, canto, commento del rav Menachem E. Artom); per Succot Ezechiele 38: 1 e 39: 10 (testo pag 139, canto, commento del rav M. Artom).

Si usa leggere il Cantico dei Cantici (testo, commento del rav Paolo Nissim) durante la festa di Pesach e il Kohelet o Ecclesiaste (testo, commento del rav Paolo Nissim) durante Succot.

 

Shabbat Hanukà (שַׁבַּת חֳנֻכָּה)

Lo Shabbat (talvolta sono due Shabbatot) che cade durante Hanukà. Contrassegnato da una lettura della Torà aggiuntiva. In tutti i giorni di Hanukà infatti si leggono le offerte dei principi di Israele per l’inaugurazione del Tabernacolo nel deserto, una al giorno, dalla prima all’ottava (a partire il primo giorno da Numeri, 6: 22 - 7: 17, Parashat Nasò, qui testo e canto): ciò avviene anche lo Shabbat, in coda alla normale Parashà di quel Sabato, su un secondo Sefer Torà. Se nello stesso giorno cade anche il Capo Mese di Tevet (leggi qui) c’è una terza lettura per l’occasione come in tutti gli Shabbatot Rosh Hodesh (vedi sopra). L’haftarà per il primo o unico shabbat è Zaccaria 2:14-4:7 (testo, canto, commento del rav Elio Toaff); per l’eventuale secondo shabbat di Hanukà è I Re 7:40-50 (testo, canto, commento del rav David Schaumann e Raoul Elia). Prima di Barechà si recita un piut.

 

Shabbat Shirah (שַׁבַּת שִׁירָה)

Lo Shabbat della Cantica, con riferimento alla Cantica di Mosè e dei figli di Israele che si trova nella Parashà della settimana, Beshallach, Esodo cap. 15. È una esplosione di gioia e riconoscenza a D-o per lo scampato pericolo nell’attraversamento del Mar Rosso avvenuto sotto la minaccia dell’esercito egiziano inghiottito poi dal mare. Nel rito romano la Cantica viene intonata festosamente (ascolta, testo) nelle Zemirot di Shachrit di questo Shabbat con la ripetizione, dopo ogni singolo verso, del ritornello: “Canterò al Signore che si dimostrò straordinariamente eccelso, cavallo e cavaliere precipitò nel mare”. Questo modo di cantare corrisponde all’opinione di Rabbì Akivà in T. Bavlì, Sotà 27b (ascolta la lezione del rav Tenenbaum sulle pagine 27a e 27b), secondo il quale Moshè recitava un verso ed il popolo rispondeva con il ritornello). Nello stesso modo è cantato a Roma nel settimo giorno di Pesach.

 

Shabbat Shekalim (שַׁבַּת שְׁקָלִים)

Si tratta del primo di quattro Shabbatot Segnalati, che sono chiamati anche Arba Parashot (le quattro Parashot), e che cadono in date variabili, sempre in primavera. Shabbat Shekalim è osservato nello Shabbat immediatamente precedente il Capo Mese di Adar (nell’anno embolistico invece subito prima del mese di Adar Shenì).

Prima di Barechù di Shachrit si recita uno speciale Iozer (testo, canto). Oltre alla Parashà settimanale della Torà, viene letto anche Esodo 30: 11-16, inizio dalla Parashà di Ki Tissà (testo, canto), il cui tema è il dovere di donare mezzo shekel a persona per il mantenimento del Tempio. La lettura quindi commemora l’usanza secondo cui nel primo di Adar venivano inviati speciali messaggeri in tutte le comunità ebraiche per raccogliere queste donazioni (Talmud Bavlì, Shekalim 2a) il cui termine ultimo era Rosh Hodesh Nissan. Ascolta una lezione audio di Jonathan Pacifici sull’ “Annuncio degli Shekalim e Kilaim”. Cosa lo shekel? Lo spiega qui Alfredo Ravenna e qui, corredato di foto, l’annuncio del ritrovamento a Gerusalemme di un campione del peso di 2 shekalim dell’epoca del 1° Tempio. Con questo campione si è definitivamente stabilito che uno shekel corrisponde a 11,5 grammi. L’haftarà è II Re 11:17-12:17 (testo, canto, commento di rav David Schaumann e Raoul Elia).

Nota storica sul mezzo shekel degli ebrei romani, testimonianza del Gregorovius, 1853: “Dopo Tito, Vespasiano tollerò la loro [degli ebrei] presenza in Roma. Le loro colonie si erano d’altronde accresciute grandemente per la venuta degli schiavi e dei liberti. Vespasiano aveva loro concesso il libero esercizio delle loro pratiche religiose, a condizione che pagassero a Giove Capitolino il mezzo sesterzio a testa che sino allora avevano versato nel tesoro del Tempio. Ancora oggi [1853!!!] gli ebrei pagano questo tributo alla Camera Capitolina”. Cioè al Papa. 1.800 anni x mezzo sesterzio x numero degli ebrei. Fate il conto.

 

Shabbat Zakhor (שַׁבַּת זָכוֹר)

Lo Shabbat prima di Purim è il secondo dei quattro Shabbatot Segnalati. Il nome deriva dalla porzione che si aggiunge alla lettura Torà nell’occasione: tratta Ki Tezè, Deuteronomio 25: 17-19 (testo, canto). Il suo tema è il precetto della Torà di ricordare ciò che Amalek fece ad Israele. L’attento ascolto fa uscire d’obbligo il pubblico dalla mizvà del ricordare. La collocazione prima di Purim deriva dalla tradizione secondo la quale il perfido Aman era un diretto discendente di Agag, il re degli Amaleciti (vedi I Samuele, 15: 9 e ss.).

Prima di Barechù di Shachrit si recita uno speciale Iozer (testo, canto). L’haftarà sostitutiva è I Samuele 15:1-34 (testo, canto, commento di Dante Lattes). Prima di riporre i Sefarim si annuncia la festa di Purim con un piut. L’uso della Comunità di Roma è cantare in questo Shabbat l’Igdal (e l’Osè Shalom del Kaddish che lo precede) con un aria particolare (ascolta).

 

Shabbat Parah (שַׁבַּת פָּרָה)

Lo Shabbat che precede lo Shabbat haHodesh è il terzo dei quattro Shabbatot Segnalati. Alla lettura della Parashà settimanale si aggiunge una porzione aggiuntiva tratta dalla Parashà di Hukat (Num. 19: 1-22) (testo, canto) il cui tema è la purificazione rituale con le ceneri della vacca rossa. La purificazione era obbligatoria per accedere al Tempio e partecipare ai sacrifici per tutti coloro che erano stati contaminati dal contatto con un cadavere. Per questo tale Shabbat è collocato nel momento dell’anno in cui ci si avvicina a Pesach in quanto la salita a Gerusalemme e la purificazione erano indispensabili per eseguire il precetto del sacrificio pasquale. Prima di Barechù di Shachrit si recita uno speciale Iozer (testo, canto). L’haftarà è Ezechiele, 36, (testo, canto, commento di Dante Lattes).

 

Shabbat haHodesh (שַׁבַּת הַחֹדֶשׁ)

È l’ultimo dei quattro Shabbatot Segnalati. Precede, o cade, il primo giorno del mese di Nissan. Prima di Barechù di Shachrit si recita uno speciale Iozer (testo, canto). Oltre alla Parashà settimanale, viene letto anche un brano della Parashat Bo (Esodo 12: 1-20) “Questo mese per voi il Capo dei mesi...” (un approfondimento su tale brano si trova qui). Il passo in questione include anche molti dettagli sulle leggi rituali riguardanti il sacrificio di Pesach e, al verso 18, l’obbligo mangiare Mazzà e di escludere ogni hamez (lievito) durante la festa.

L’haftarà relativa è Ezechiele, 45:18-46, (testo, canto, commento del rav M. E. Artom).

 

Shabbat ha-Gadol (שַׁבַּת הַגָּדוֹל)

Il “Sabato del Grande” è quello che precede Pesach. La Haftarà che sostituisce quella del ciclo annuale (qui il testo, il canto ed il commento del rav Elio Toaff) Malachì 3: 4-24 che parla del “grande e terribile giorno del Signore” in cui, preceduta dall’annuncio del profeta Elia, avverrà la Redenzione. L’idea popolare che saremo redenti negli stessi giorni dell’anno che hanno visto la redenzione dalla schiavitù egiziana, ha portato a collocare proprio in questo Shabbat tale Haftarà (Talmud Bavlì, Rosh haShanà 11a). Prima di Barechù di Shachrit si recita uno speciale Iozer (testo, canto) e si annuncia Pesach, ormai alle porte (testo, canto del rav Haiim V. Della Rocca). Le derashot dei Rabbini nell’occasione sono generalmente dedicate alle mizvot di Pesach e soprattutto ai problemi relativi allo sgombro del hamez e alle regole speciali per la preparazione dei cibi.

 

Shabbat Hazon (שַׁבַּת חֲזוֹן)

È il “Sabato della Visione precede il 9 di Av ed è sempre lo Shabbat in cui si legge la Parashà di Devarim (testo, canto, commenti). Il nome di questo Shabbat deriva dalla parola iniziale della Haftarà che si legge nell’occasione, “La visione di Isaia” (Isaia 1: 1-27) (testo, canto, commento del rav Elia S. Artom), in cui sono profetizzate le afflizioni a cui Dio sottoporrà Israele per punirlo dei suoi peccati. Shabbat Hazon cade nel periodo di lutto per la distruzione del Tempio, e l’Haftarà è quindi appropriata poiché tocca i temi della distruzione e della possibile redenzione. La distruzione intesa come una punizione per i peccati di Israele, e il pentimento, Teshuvà, è un prerequisito per la restaurazione del Tempio.

 

Shabbat Nahamù (שַׁבַּת נַחֲמוּ)

È il Sabato successivo allo Shabbat Hazon e quindi segue il 9 di Av. È sempre lo Shabbat in cui si legge la Parashà di Vaetchannan (testo, canto, commenti). È così chiamato per la prima parola dell’haftaràConsolate (Nahamù), consolate il Mio popolo (Isaia 40: 1) (testo, canto, commento del rav Elia Samuele Artom ). Nel rito romano è d’uso che questa Haftarà venga cantata (con aria di Moèd per segnalare la speranza nella redenzione) dalla stessa persona che la settimana precedente ha letto le sconfortanti parole della Haftarat Hazon. Prima di Barechù si recita un piut.


 

Nota: In ogni caso in cui si leggono due Sefarim (come in molti di questi Shabbatot), l’uso di Roma è di recitare il mezzo Kaddish al termine della lettura del primo Sefer seguito dal misheberach per colui che è salito per ultimo. Si congeda il primo Sefer e si accoglie il secondo intonando il verso dei Salmi “Allelù et Hashem kol goim”. Si invita quindi colui che è chiamato alla lettura del secondo Sefer, chiamandolo a seconda delle occasioni: “haolè leparashat musafim” (quando c’è Musaf), “haolè leparashat Shekalim/Zakor/Parà/HaChodesh” (nei Sabati segnalati), “haolè leparashat HaNesiim” (Chanukà). Dopo la lettura si recita il mezzo Kaddish e si chiama il Maftir (questo è un uso pressoché unico della Comunità di Roma). Dopo la lettura si fa la levata di Sefer (hagbaà) e poi il misheberach al Maftir.