Indice delle Parashot di Shemot

 

Se non indicato diversamente i commenti sono di Jonathan Pacifici

I sunti delle Parashot sono stati compilati da Dante Lattes (qui il testo completo)


Genesi/Bereshit | Esodo/Shemot | Levitico/Vaikrà | Numeri/Bemidbar | Deuteronomio/Devarim


 

 

Shemot, Esodo 1,1 - 6,1

 

L’antisemitismo e le sofferenze della schiavitù egiziana - Mosé vindice di giustizia - Fuga di Mosé - Missione di Mosé presso Faraone - Il nome di D-o.

 

Il secondo libro di Mosé (Shemòt dalla parola con cui comincia o Esodo dal racconto dell’uscita degli ebrei dall’Egitto) si apre con la narrazione della schiavitù e delle pene sofferte dagli ebrei dopo la morte di Giuseppe e l'avvento di un nuovo re. Ma dal seno di quella gente oppressa nasce Mosé, il redentore, che vien salvato per miracolo dalle acque del fiume, sulle cui sponde era stato deposto dopo che il Faraone aveva ordinato che tutti neonati degli ebrei fossero gettati nel Nilo. Cresciuto alla Corte, non tardò però ad entrare in contatto coi fratelli ebrei e a prender parte alle loro sventure, finché, per aver ucciso uno degli aguzzini che rendevano insopportabile la vita dei poveri schiavi, fu costretto a fuggire. Accolto in casa del sacerdote di Midjan, ne sposò la figlia Zipporàh, dalla quale ebbe un primo figliuolo, Ghereshòm, e si ridusse a fare il pastore del gregge del suocero. Guidando le pecore lungo le solitudini delle campagne, giunse un giorno presso il divino monte Chorèv (Sinai), dove ebbe la visione di un roveto che bruciava senza consumarsi, mentre una voce lo invitava a tornare in Egitto per liberare il suo popolo dalla servitù e ricondurlo nella terra promessa agli avi. Non gli valse la confessione della propria inadeguatezza all’arduo compito. Egli dovette accettare la missione e recarsi col fratello Aronne dal Faraone oppressore per chiedergli, nel nome del D-o degli ebrei, la liberazione del popolo schiavo. Ma il re, anziché accondiscendere, rese ancora più pesante il lavoro e più insopportabile la situazione degli ebrei sottomessi, tanto che essi protestarono e inveirono contro i liberatori che non erano riusciti nel loro compito.

 

Testo e traduzione

Shemot, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata, M° Mario Sonnino

La vocazione di Mosè e l’amore di D-o per Israele, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Shemot, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Lezione di Pinchas Leiser

L’esilio, punizione ma temporanea

Il rispetto della Torà ci porta il rispetto dei goiim

Le obiezioni di Moshè

La scarpa dell’anima

La voce di Amram

Il ‘giuramento’ di Moshè

L’appuntamento con se stessi

I Nomi delle Stelle

I meriti di Israele nella scia dei Patriarchi 

La resistenza passiva delle donne

La Chuppà nella cesta

L’haftarà di Shemot

Rapporto con la parashà: Geremia, come Mosè, cerca di esimersi dalla missione che D-o gli vuole affidare. 

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Vaerà, Esodo 6,2 - 9,35

 

Il nome ineffabile di D-o - La missione di Mosé ed Aronne presso Faraone - Le tenaci repulse del Re - Le piaghe d’Egitto.

 

D-o annunzia a Mosé che, di fronte alle sofferenze del popolo di Israele, Egli è ormai deciso ad intervenire con misure energiche contro l’Egitto per liberare gli ebrei dalla schiavitù. Perciò Mosè ed Aronne sono nuovamente incaricati di presentarsi a Faraone, per quanto sia da prevedersi che egli rifiuterà ostinatamente di cedere all’invito e non vi acconsentirà altro che dopo essere stato duramente colpito. Il re infatti si dimostra irremovibile ed allora si scatenano contro il paese quei duri flagelli che mettono a dura prova la popolazione e la intransigente testardaggine del monarca. Si susseguono così con brevi intervalli quelle che sono note col nome di 10 piaghe d’Egitto, di cui la nostra parashah descrive le prime otto.

 

Testo e traduzione

Vaerà, facsimile dal Pentateuco di Shadal

L’intervento di D-o nella liberazione di Israele, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Vaerà, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Le quattro espressioni di liberazione, rav Riccardo Di Segni

Uno strano Rashì all’inizio della parashà, rav Amedeo Spagnoletto

Lezione di Pinchas Leiser

I Nomi di D-o

La dimensione del quattro e la dimensione del cinque

La liberazione dei nostri schiavi

Il Tempo

Le quattro espressioni ed i quattro bicchieri

L’Egitto e la taarat hamishpachà

La verga e il serpente                  

I prodigi che Moshè non ha fatto

Hilchot Bechirot, le regole delle elezioni 

La lezione di Todos, Ish Romi

L’haftarà di Vaerà

Rapporto con la parashà: L’haftarà annunzia per l’avvenire punizioni per l’Egitto per colpe commesse contro Israele, come la parashà narra delle punizioni inflitte nel passato in Egitto per le stesse ragioni. I versi del capitolo 28, che sono la fine di una profezia precedente, sono premessi alla parte essenziale della haftarà per cominciarla con parole di buon augurio per Israele.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Bo, Esodo 10,1 - 13,16

 

Gli ultimi colloqui con Faraone - Le ultime tre piaghe - Il sacrifizio pasquale - L’esodo.

 

Mosé ed Aronne tornano dal re d’Egitto per chiedergli ancora una volta di lasciar partire gli ebrei, minacciando nuovi flagelli in pena del suo rifiuto. Faraone accondiscende alla partenza ma dei soli uomini, per cui non essendo accettabile la condizione restrittiva, l’Egitto viene invaso dalle cavallette che costituiscono la ottava piaga; a questa ne seguono altre due, cioè una totale oscurità di tre giorni in tutto il paese e la morte dei primogeniti egiziani. Dopo di che Faraone si decide finalmente a lasciar partire il popolo schiavo. La sospirata libertà ebbe luogo nella notte tra il 14 e il 15 di Nissan e fu celebrata alla vigilia della partenza con simboliche cerimonie e col sacrifizio dell’agnello pasquale. Allo stesso modo sarà commemorata nei secoli per sette giorni consecutivi.

 

Testo e traduzione

Bo, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata, Benny Di Veroli

Discorsi sulla Torà, parashat Bo, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Bo, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Lezione di Pinchas Leiser   fonti

La prima mizvà e il Tribunale Rabbinico

La porta, gli stipiti e l’architrave

L’appuntamento con D-o

La famiglia, centro del mondo

I Tefillin

Rosh Hodesh, il sole e la luna

Il Faraone e la conversione dei minori

Il Faraone, i minori e la Torà Orale

L’improbabile Haggadà di Moshè

La Torà è dentro casa, la memoria anche

Il giallo della parashà di Bo, Davide Nizza

L’haftarà di Bo

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Analogo a quello tra la parashà e la haftarà di Vaerà. Il primo verso chiude la profezia precedente relativa all’Etiopia ed è premesso alla haftarà per cominciare con parole di buon augurio.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Beshallach, Esodo 13,17 - 17,16

 

Il passaggio del Mar Rosso - Le quaglie e la manna - L’acqua dal sasso - Lo scontro con gli Amaleciti.

 

La via che gli ebrei presero per uscire dall’Egitto non fu la più breve, perché essa li avrebbe posti a contatto dei Filistei che li avrebbero attaccati e indotti quindi a retrocedere per ritornare nel paese della schiavitù. Essi presero la via del deserto verso il Mar Rosso.

In quei paraggi essi furono raggiunti dall’esercito di Faraone, che finì però coll’essere sommerso dalle onde del mare, mentre gli ebrei passavano all’asciutto in mezzo alle acque apertesi per miracolo. Il prodigioso passaggio del Mar Rosso fu cantato in un’ode composta da Mosé ed il cui testo è riportato nel capitolo 15.

Per quietare i lamenti del popolo privo di cibo e d’acqua, D-o fece scendere la manna dal cielo e mandò un esercito di quaglie e fece scaturir l’acqua dalla montagna.

Una fiera battaglia fu poi sostenuta e vinta contro gli Amaleciti, che lasciarono orribile ricordo della loro crudeltà per lunghi secoli.

 

Testo e traduzione

Beshallach, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata

La fede nella salvezza di D-o, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Beshallach, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Lezione di Pinchas Leiser   fonti

Perché il nome di Mosè non appare nell’Aggadà di Pesach, rav Aharon A. Locci

La parashà dell’acqua e del legno

Pioggia e rugiada, pane e manna

Perchè la strada più lunga?

Il “sistema Egitto” e la Teshuvà del Faraone

L’importanza di essere uniti

La preparazione all’osservanza delle mizvot

La consacrazione del tempo e dello spazio

I lacci della supposta conoscenza

Il tamburo di Miriam

Le colonne della continuità

Chi è vicino?

La rugiada e la resurrezione dei morti

L’haftarà di Beshallach

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: I prodigi della vittoria sui cananei e il canto di Deborah richiamano alla mente i prodigi del passaggio del Mar Rosso ed il canto di Mosè.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Itrò, Esodo 18,1 - 20,26

 

La visita di Jetro e il suo consiglio per l’amministrazione della giustizia - La proclamazione dei Dieci Comandamenti - L’altare di terra.

 

Jetro, suocero di Mosé, avendo avuto notizia dei grandi miracolosi atti che avevano accompagnato la liberazione degli ebrei dall’Egitto, si recò con la figliuola Zipporah, moglie di Mosé, e coi suoi due figliuoli nel deserto di Sinai, dove il genero si trovava in quel momento. L’incontro fu molto cordiale ed affettuoso e, dopo il racconto fatto da Mosé degli eventi tristi e lieti che gli ebrei avevano attraversato in Egitto e nel deserto e dinanzi alle fatiche che gravavano sulle spalle del condottiero per il governo morale e giudiziario del popolo, Jetro diede a Mosé utili consigli pratici per la più agevole amministrazione della giustizia. Mosé accolse con gratitudine i consigli del saggio suocero che, congedatosi, ritornò al suo paese.

Giunti nel terzo mese dall’uscita dall’Egitto nei pressi del Monte Sinai, furono proclamati là i Dieci Comandamenti, in mezzo ad impressionanti fenomeni del cielo e della terra.

 

Testo e traduzione

Itrò, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parola di D-o, rav Riccardo Pacifici z”l

Asseret Haddibberot, Antologia di commenti

Parashat Jthrò, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

La parashà cantata

Lezione di Pinchas Leiser   fonti

La giustizia in Shofetim ed Itrò, rav Alberto Funaro

Le Tavole della Legge come simbolo dell’ebraismo, Giorgio Sarfatti

Commento a “Non rubare”, rav Umberto Piperno

Si accampò lì Israele di fronte al Monte

Il sogno di Jacov alla luce del Matan Torà

La prima ‘parlata’

Moshè, Avraham e gli angeli

Il primo ‘detto’, la prima ‘parlata’

Derech eretz e Torà

Anticipare il futuro

Sei salito nell’Eccelso ed hai predato un bottino

Il limite del Monte Sinai

L’haftarà di Itrò

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Sia nella parashà che nella haftarà si descrive il manifestarsi della gloria divina: nella parashà per consacrare Israele, nella haftarà per consacrare il profeta, servo del Signore.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Mishpatim, Esodo 21,1 - 24,18

 

Leggi sociali, norme di diritto civile e penale, leggi morali - L’anno sabbatico e il sabato - Le tre feste annuali - Le clausole del patto - La “visione” di Dio.

 

Come corollario ai Dieci Comandamenti, vengono promulgate alcune leggi che riguardano: il servo ebreo e la sua emancipazione, la condizione dell’ancella ebrea, l’omicidio, le lesioni, i danni prodotti dalle bestie e alle bestie, il furto e la sua sanzione penale, l’incendio, il deposito e il prestito, il peccato di seduzione; i doveri verso lo straniero, l’orfano e la vedova, la falsa testimonianza, i doveri verso il nemico, la giustizia, l’anno sabbatico e il Sabato, le tre feste, le primizie. Quali clausole del patto fra Dio e Israele si pone da una parte l’impegno del popolo all’obbedienza delle leggi rivelate, dall’altra la promessa di sostenerlo e proteggerlo nella conquista della sua terra. Dopo che Mosé ebbe riferito al popolo e posto in iscritto le leggi sopra descritte fu celebrata la conclusione del patto con una solenne cerimonia, alla fine della quale il profeta risalì il Monte per rimanervi quaranta giorni e quaranta notti.

 

Testo e traduzione

Mishpatim, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La legge sociale di Israele, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Mishpatim, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

La parashà cantata

Il primo verso della parashà, rav Roberto Colombo, dal limud per l’anno di Alisa Coen z”l

Faremo ed ascolteremo

Il Signore rispetta la Torà

Il Creditore

Il mattone di Cielo

Il proselitismo nell’ottica della Torà

Il mezzo siclo

L’orecchio del servo

Distinguere tra bene e bene

Si annunciano gli Shekalim ed i Kilaim

Quello che hanno insegnato i Maestri a Roma

L’haftarà di Mishpatim

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Si parla della liberazione degli schiavi dopo sei anni, prescritta nella parashà. Per non finire con le parole di maledizione con cui si chiude il passo relativo agli schiavi, alcuni usano continuare con un altro argomento, altri leggere due versi del capitolo precedente.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Terumà, Esodo 25,1 - 27,19

 

Le offerte popolari per la costruzione del Tabernacolo e dei suoi arredi - Forma, dimensioni e materiali del Tabernacolo - L’arca e i cherubini - La tavola e la lampada - La cortina - L’altare.

 

Mosé riceve l’ordine di ottenere dalla popolazione ebraica offerte volontarie d’oro, d’argento, e di rame, di lana, di porpora, ecc. per la costruzione e l’arredamento del Tabernacolo, di cui gli vien presentato il modello egli vengono dettate la forma, le misure, i materiali per le varie parti di cui doveva esser composto e per i suoi servizi e funzioni, nei loro minuti particolari.

 

Testo e traduzione

Terumà, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata, Beniamin Di Veroli

Il tabernacolo centro e richiamo dell'umanità, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Terumà, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Lezione di Pinchas Leiser   fonti

La Menorah spiegata da rav Riccardo Di Segni, video

Le aste dell’Arca

...ma Io risiederò in loro

Il Santuario dentro di noi

Il santuario e lo Shabbat

Le tre mizvot di questa parashà

Il valore del rame

La conclusione che manca nella Meghillà

Da Purim a Pesach

La Menorà, il Santuario e la nostra volontà

L’Ulam nascosto nei versi

La saggezza del fuso

Oro si, oro no

L’haftarà di Terumà

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Si parla della costruzione del Tempio di Gerusalemme, e nella parashà sono contenuti gli ordini per la costruzione del Santuario portatile.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Tezzavè, Esodo 27,20 - 30,10

 

La lampada perpetua - Le vesti del Sommo sacerdote - L’investitura sacerdotale - Il duplice sacrificio quotidiano - L’altare dell'incenso.

 

Dopo le istruzioni relative alla fornitura dell’olio puro per la lampada perpetua che doveva ardere davanti all’Arca del Patto, si danno disposizioni dettagliate intorno al corredo del Sommo sacerdote, alla stoffa, agli ornamenti e alle forme dei vari oggetti di vestiario che egli doveva indossare nell’esercizio delle sue funzioni. Poi si danno le norme relative alla cerimonia di consacrazione o di investitura dei sacerdoti e al sacrifizio che mattina e sera, in ogni tempo, avrebbe ripetuto quotidianamente il sacrifizio e l’offerta presentati in occasione dell’installazione sacerdotale. Finalmente si danno le istruzioni per l’erezione dell’altare del profumo che doveva essere collocato nell’interno del Tabernacolo.

 

Testo e traduzione

Tezzavè, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata, Beniamin Di Veroli

Discorsi sulla Torà, parashat Tezzavè, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Tezzavè, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Lezione di Pinchas Leiser   fonti

Assuero in abiti sacerdotali

Moshè e Aron, Torà scritta e Torà orale

Gli Abiti e la Luce

Il Santuario, Rachel e Leà

Il cardine di acacia che tiene unito Israele

La luce della Menorà

Le campanelle e il Derech Erez

L’assurdo banchetto

Le pietre del choshen e dell’efòd

Ogni ebreo nella dimensione di Moshè

Vai e raduna tutti gli ebrei

‘L’ho visto a Roma’

L’haftarà di Tezzavè

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: L’haftarà tratta della inaugurazione dell’altare del Tempio di cui il Profeta annunzia la costruzione di là da venire, come la parashà parla della consacrazione del Santuario portatile nel deserto.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Ki tissà, Esodo 30,11 - 34,35

 

Lo Sheqel del censimento - La conca di rame - L’olio per l’unzione - L’incenso - La scelta dell’architetto e dei suoi collaboratori per la costruzione del Padiglione, dei suoi arredi e del corredo sacerdotale - Il sabato - Il vitello d’oro - Le seconde tavole.

 

Dopo aver dato le norme intorno al modo con cui si doveva fare il censimento degli uomini adulti, mediante cioè il versamento di mezzo siclo a testa, viene ordinata la costruzione di altri arredi del Tabernacolo e di altri oggetti per il suo servizio: la conca di rame per i bagni sacerdotali, l’olio per la sacra unzione, l’incenso. Quindi vengono designati l’architetto e i suoi principali collaboratori ai quali si doveva affidare la costruzione del Tabernacolo e dei suoi arredi. La sua costruzione, per quanto si trattasse di un’opera sacra e di alto significato religioso e storico, non doveva esser motivo per trasgredire al riposo sabbatico, simbolo eloquentissimo del patto che univa D-o al popolo d’Israele.

Mentre Mosé era salito sul monte Sinai per ricevere le Tavole dei Dieci comandamenti e le Leggi che ne costituivano l’appendice e il complemento, il popolo, impaziente e impressionato per il ritardato ritorno del profeta, riuscì ad indurre Aronne a fabbricare una specie di dio, che, il luogo di Mosé, lo guidasse e lo accompagnasse nel viaggio. E Aronne, coll’oro offerto con inaspettato slancio dal popolo, costruì un idolo con figura di vitello. L’atto parve così scandaloso e sacrilego e indizio di così profonda degenerazione, che D-o era quasi deciso ad abbandonare alla sua mala sorte quel popolo incorreggibilmente traviato. Mosé riuscì a stornare il duro giudizio, facendo appello alla misericordia divina. Poi, disceso dal Monte, fu preso da così incontenibile sdegno alla vista dell’idolo d’oro, che gettò a terra le Tavole ormai moralmente infrante dal popolo traviato e gettò nel fuoco il vitello intorno al quale tumultuava l’incomposta orgia popolare. Aronne riuscì in qualche modo a difendersi e a giustificare la sua opera, ma contro i principali colpevoli di culto idolatrico e di corruzione morale fu, con giudizio sommario, decretata la condanna a morte che fu eseguita in massa dai leviti offertisi volontariamente al duro ufficio. Mosé, ottenuto da D-o il perdono a favore del popolo e il rinnovamento del patto, salì di nuovo sul Monte Sinai trattenendovisi a lungo e riportandone due nuove Tavole e una serie di precetti, insieme colla promessa dell’aiuto di Dio nell’impresa di conquista e di occupazione della Terra su cui gli avi avevano già abitato.

 

Testo e traduzione

Ki tissà, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata

L’aberrazione dal principio dell’Uno, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashat Ki tissà, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Lezione di Pinchas Leiser   fonti

Il nodo dei Tefillin di D-o 

Il mezzo siclo di metallo e il mezzo siclo di fuoco 

Quando Iddio ci insegna a pregare 

Di quà e di là sono scritte 

Perché rompere le tavole? 

Il mezzo siclo, il lavabo e l’olio 

Le tavole ed il cuore 

Il percorso del kior

Il vestirsi della Torà

L’haftarà di Ki tissà

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Il trionfo degli adoratori di D-o su quelli del Ba‘al richiama il trionfo degli adoratori di D-o su quelli del vitello d’oro.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Vajakel, Esodo 35,1 - 38,20

 

Ancora il sabato - Nuovo invito di recare offerte per la costruzione del Tabernacolo - Gli artisti - La ricchezza e la quantità delle offerte - L’inizio dei lavori.

 

I gravi fatti accaduti dopo le prime istruzioni sul Tabernacolo ne avevano fatto rinviare la costruzione. Accordato il perdono al popolo infedele, si torna a pensare all’esecuzione del programma per una sede della divinità e quindi si ripete l’invito al popolo di recare offerte dei materiali necessari. Le offerte affluiscono in gran copia sicché gli artisti designati possono iniziare i lavori che si svolgono con grande rapidità ed impegno.

 

Testo e traduzione

Vajakel, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata, Sandro Di Castro

Lezione di Ariel Rathaus su Vajakel-Pekudè   fonti

Lezione video di Avraham Tenenbaum su Vajakel: Lo Shabbat   solo audio

La costruzione del Tabernacolo, rav Riccardo Pacifici z”l

Parashot Vaiakel e Pekudè, Dante Lattes da Nuovo Commento alla Torà

Il Santuario del Tempo

La prima mizvà: contare il tempo

Il ‘fare’ dello Shabbat

Il completamento dell’opera

Il lume dello Shabbat

Fare con il pensiero

Basta e avanza

Lo Shabbat dell’anima 

Attivo e passivo, nello Shabbat e nel Santuario

L’haftarà di Vajakel

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Si parla della costruzione del Tempio di Gerusalemme, e nella parashà sono contenutigli ordini per la costruzione del Santuario portatile.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


 

Pekudè, Esodo 38,21 - 40,38

 

Somma totale dei materiali adoperati nella costruzione e bilancio della spesa - Piena approvazione da parte di Mosé - L’inaugurazione del Tabernacolo.

 

Per rendersi conto della corretta amministrazione dell’impresa di costruzione, Mosé controlla il grosso bilancio in tutte le sue parti, esamina il Tabernacolo e i suoi arredi uno ad uno, dichiarandosi soddisfatto. Quindi ha luogo la cerimonia dell’inaugurazione del tabernacolo e quella d’installazione del Sommo sacerdote e dei suoi figliuoli. Finalmente si ha la simbolica presa di possesso da parte di D-o della simbolica dimora.

 

Testo e traduzione

Pekudè, facsimile dal Pentateuco di Shadal

La parashà cantata, Sandro Di Castro

La lista dei nomi e la lista degli oggetti

Non potè Moshè

Lasciar perdere?

La fonte della Amidà

L’haftarà di Pekudè

Il testo dell’haftarà

Rapporto con la parashà: Si parla della collocazione dell’arca nel Tempio, come nella parashà si parla della collocazione dei vari arredi nel Santuario portatile nel deserto.

Tutte le haftarot di Shemot nella traduzione di Shadal


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